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  • Chi sono e che cosa ho fatto

    Federico Frighi. Giornalista del quotidiano di Piacenza, Libertà, sono nato a Piacenza il 2 aprile 1968 da genitori di Ferrara trasferitisi, per lavoro, nell'ultima provincia dell'Emilia. Con un diploma di liceo scientifico in tasca ho studiato giurisprudenza a Parma prima di entrare nei meandri del giornalismo. Ho lavorato per Radio Inn, per la Gazzetta di Piacenza e Lodi, per il Nuovo Giornale, per Avvenire, per Piacenza Mattina (supplemento locale de l'Unità). Miei articoli sono usciti su ItaliaCaritas, lo Scalabriniano, Camminiamo Insieme, Anche tu ...insieme. Attualmente sono nella redazione cronaca di Libertà dove mi occupo, tra l'altro, di chiesa e religione.
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Padre Pio, un viaggio nella macchina del tempo

Pubblicato da Federico Frighi su Aprile 26, 2008

Piacenza - Dieci mesi via da casa, poi, forse, un ripensamento o una cosa del genere, il figlio decide di tornare. «Ho pregato tanto Padre Pio per riavere il mio bambino e alla fine mi ha ascoltato». La signora Carla è una delle tante piacentine che da ieri sono a San Giovanni Rotondo per la prima giornata di esposizione del corpo del frate santo. Fa parte di un primo gruppo di cinquanta persone che sono arrivate in pullman con un pellegrinaggio organizzato dall’agenzia specializzata Memoribus Travel e guidato da Alessandro Molinelli. Ieri era il secondo giorno di esposizione della salma riesumata con 11mila persone prenotate per rendere omaggio al santo. Oggi tocca ai piacentini. Sul lo biglietto il rito del passaggio è fissato per le 13 e 30. A San Giovanni Rotondo si respira un clima di attesa e di grande serenità. È come entrare nella macchina del tempo e tornare indietro al 1968, quando il frate morì. Sono passati quarant’anni e la sua fama e la sua santità sono volate nel mondo. «È la prima volta che vengo qui - dice al telefono Salvatore Le Rose, 53 anni, che abita a Casalpusterlengo, ed è partito assieme alla sorella, alla cognata e alla moglie -. Ho visto tanti servizi in televisione, ne hanno parlato tutti, così ho voluto provare quest’emozione dal vivo, fare un’esperienza personale». «Qui abbiamo trovato tantissima gente - continua - abbiamo partecipato alla messa al santuario di San Michele e domani (oggi, per chi legge) vedremo padre Pio». È il primo viaggio anche per Maria Teresa Romanini, 50anni, impiegata in una scuola: «Sono venuta qui per non per chiedere una grazia o un miracolo ma per vedere con i miei occhi e per portare a casa una certezza in più. Appena finita la messa a San Michele è stato indescrivibile; una serenità, una partecipazione che difficilmentre si riescono a provare». Con lei c’è il marito, Pierluigi Cambula, 60anni, responsabile del personale di un’azienda: «Ho voluto accompagnare mia moglie, ma anche rendermi conto se davvero questo culto e questa devozione nei confronti di Padre Pio hanno ragion d’essere. Devo dire che la gente ci crede veramente e penso che a venire qui non si possa finire che per crederci ancora di più».
L’assistenza spirituale del pellegrinaggio è affidata al diacono Roberto Schiavi, diacono, per la terza volta a San Giovanni Rotondo: «La gente è contenta, sono saltate fuori storie commoventi di persone che sono venute qui per chiedere una grazia e per ringraziare». «Si respira un’atmosfera di fede molto intensa - evidenzia -, la gente ha bisogno di esperienze come queste».
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi 26 aprile 2008

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